lunedì 22 settembre 2014

Arriva l’equinozio d’autunno con i suoi paradossi





Nella notte tra oggi e domani, e precisamente alle 4,29 ora italiana di martedì 23 settembre, saremo all’equinozio d’autunno 2014. Fa un certo effetto dirlo perché abbiamo l’impressione che l’estate non ci sia stata. Almeno, così è avvenuto in buona parte dell’Italia, specialmente a nord degli Appennini. In Piemonte, Lombardia e Veneto è come se si passasse direttamente, senza soluzione di continuità, dall’instabilità meteorologica primaverile a quella autunnale. I dati globali, quando saranno disponibili, e cioè tra qualche mese, ci diranno se l’estate di quest’anno è stata davvero anomala per l’intero pianeta o se siamo dei provinciali a pensarlo.

In ogni caso mercoledì il giorno e la notte avranno la stessa durata, sull’equatore il Sole brillerà allo zenit e tutti lo vedremo sorgere esattamente ad est e tramontare esattamente ad ovest. Inoltre sul Polo Nord inizierà una notte di sei mesi, e sul Polo Sud inizierà un giorno altrettanto lungo, anche se nella fase di transizione il Sole sarà parzialmente sull’orizzonte e l’ambiente si troverà in una specie di lungo crepuscolo. Tutte cose che accadono perché l’asse di rotazione terrestre è inclinato di 23° 27’ rispetto alla perpendicolare al piano dell’orbita (disegno): una situazione del tutto casuale, che però rende il mondo e la vita più vari, allontanando il rischio della noia.

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sabato 20 settembre 2014

Doppia sorpresa nel Sistema Solare Un nuovo pianeta ne allarga i confini. E spunta un asteroide con gli anelli

Entrambe le scoperte sono pubblicate sul “Nature”

Sorprese dal Sistema Solare: i suoi confini si ampliano grazie alla scoperta di un nuovo pianeta nano e tra i corpi celesti che lo popolano ci sono anche oggetti inediti, come il primo asteroide con un sistema di anelli simile a quello dei giganti del Sistema Solare, come Saturno, Giove Urano e Nettuno. Entrambe le scoperte sono pubblicate sulla rivista Nature.

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mercoledì 10 settembre 2014

'Scomparso' uno degli elementi nati dal Big Bang

E' il litio, raro non solo nella Via Lattea

Uno degli elementi prodotti all'epoca del Big Bang è misteriosamente scomparso nell'universo: il litio, uno degli 'ingredienti' dell'universo insieme con l'idrogeno e l'elio, ma in quantità molto più piccole, si pensava fosse rarissimo soltanto nella Via Lattea. Invece le osservazioni di un ammasso globulare di un'altra galassia dimostrano per la prima volta che il litio è assente anche lì.

La scoperta, in via di pubblicazione sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, si deve al gruppo di astronomi guidato dall'italiano Alessio Mucciarelli dell'università di Bologna, usando il Vlt (Very Large Telescope) nel Nord del Cile, all'osservatorio Paranal dell'Eso (European Southern Observatory).

 

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lunedì 8 settembre 2014

Le navi spaziali saranno a vela. Viaggeranno spinte dal vento delle stelle

Dai romanzi di fantascienza alla realtà, i mezzi interstellari a vela potrebbero essere il futuro per l'esplorazione delle galassie. A cominciare dalla sonda SunJammer della Nasa che partirà a novembre e i cui meccanismi sono ispirati agli origami giapponesi






SAN FRANCISCO - E se invece di partire dalla Terra le navi spaziali le facessimo dispiegare come un origami nello spazio, magari completandole stampando le componenti mentre viaggiano tra le galassie spinte dal vento delle stelle? L'idea per niente bizzarra, sarà messa alla prova a Novembre dai ricercatori delle Nasa. L'agenzia spaziale statunitense, si appresta infatti a lanciare SunJammer, una sonda spaziale che attraverserà il sistema solare spinta dalla forza d'una vela di un chilometro quadrato. 


L'ipotesi che gli esseri umani un giorno navigheranno lo spazio spinti dalla forza dei venti, come se si trattasse di uno dei nostri oceani, affonda le radici nella letteratura fantascientifica. James Clerk Maxwell, il fisico scozzese al quale si deve la teoria universale dell'elettromagnetismo, non aveva fatto nemmeno in tempo a enunciare il principio secondo il quale la luce esercita una pressione sugli oggetti simile a quella del vento che Jules Verne già scriveva che un giorno l'uomo sarebbe arrivato alla Luna su una navicella spinta dal vento solare.

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sabato 6 settembre 2014

Come non finire a gambe all’aria, sulla Luna

La soglia minima di gravità oltre la quale un uomo rischia di perdere le proprie capacità di orientamento nello spazio è molto vicino alle condizioni che si trovano sulla Luna: su Marte è più semplice, con una gravità del 38% rispetto a quella terrestre

Un passo dopo l’altro, piano piano, per non scivolare sulla superficie lunare come su una buccia di banana. Mantenere la posizione verticale in un ambiente a bassa gravità non è semplice, e la storia dell’esplorazione del nostro satellite naturale abbonda di esempi di astronauti finiti a gambe all’aria, appena messo piede sulla Luna.

Un nuovo studio, appena pubblicato su PLoS ONE e condotto da un team internazionale di ricercatori, sotto la guida dei docenti della York University Laurence Harris e Michael Jenkin, suggerisce che la ragione di questo equilibrio precario dipenda esclusivamente dalla debole gravità lunare, insufficiente a fornire informazioni chiare al sistema di orientamento degli astronauti.
L’uomo non sarebbe fatto per stare in equilibrio sulla Luna, insomma. “La percezione di orientamento relativo di se stessi nello spazio è molto importante, non solo per mantenere l’equilibrio, ma anche per molti altri aspetti della percezione sensoriale”, spiega Laurence Harris. “Riconoscere un volto, un oggetto, prevedere la curva di caduta di qualcosa nello spazio, tutto dipende dalla nostra corretta percezione della realtà. Un errore può alterare la comprensione dello spazio e minacciare l’equilibrio di una persona che utilizzi punti di riferimento sbagliati per mantenere l’equilibrio”.

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giovedì 4 settembre 2014

In "diretta" dal cuore del Sole, ecco perché brilla così tanto

'esperimento, ospitato dai Laboratori Nazionali del Gran Sasso, ha misurato in tempo reale l'energia solare grazie ai neutrini osservati dal Laboratorio del Gran Sasso. Il risultato aiuta a capire meglio il funzionamento della nostra stella

SENZA IL SOLE, nessuno di noi sarebbe qui. Giorno dopo giorno, la luce solare fornisce infatti l'energia necessaria alla vita sulla Terra. Ma come è fatto il "motore" interno del Sole, dove avvengono le reazioni nucleari responsabili di quell'energia fondamentale per tutti noi? In soldoni, a cosa è dovuta la sua luce, la sua energia. Per scoprirlo, gli scienziati non usano i normali telescopi, ma appositi rivelatori sotterranei di neutrini. Come Borexino, il sofisticato esperimento che da quasi sette anni osserva i neutrini solari dai laboratori sotterranei dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) presso il Gran Sasso. I neutrini impiegano una manciata di secondi a raggiungere la superficie del Sole e riescono perciò a fornirci una testimonianza quasi diretta di quel che avviene nel Sole. Ed è proprio grazie a questi neutrini che gli scienziati di Borexino hanno misurato in tempo reale l'energia solare prodotta dalla catena di reazioni fra nuclei di idrogeno. Lo studio di questa catena, detta protone-protone, ha anche mostrato che la produzione di energia solare è rimasta costante negli ultimi centomila anni. Il risultato, pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature, è un importante primato nello studio del Sole. È infatti la prima volta che viene misurata così in dettaglio l'energia dei neutrini di queste reazioni, fornendo un nuovo tassello per capire il funzionamento della nostra stella.

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