lunedì 21 novembre 2016

Su Marte depositi di silice sospetti, forse 'firma' della vita

In Cile simili strutture geologiche sono modellate da batteri

Particolari depositi di silice a forma di dita, trovati sulla superficie di Marte dal rover Spirit della Nasa, presentano 'sospette' affinita' con simili strutture geologiche modellate dai batteri nelle sorgenti termali piu' alte della Terra, quelle situate a El Tatio, in Cile. Lo hanno notato i ricercatori dell'Arizona State University, che in uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communications si domandano se queste strutture marziane siano dunque la 'firma' della vita extraterrestre tanto cercata.

Il guasto di Spirit
Il robot Spirit vi si e' imbattuto per caso nel 2007, mentre marciava nei paraggi di Home Plate, una zona di Marte ricca di polvere vulcanica e materiale eroso. A causa di un guasto al motore anteriore di destra, il suo passo era condizionato dalla mobilita' mancata della ruota, trascinata a mo' di aratro: grazie a questo scavo 'artigianale', il rover ha portato alla luce depositi di silice pura circondati da tracce di strutture ricche dello stesso minerale.

Continua qui

giovedì 17 novembre 2016

Scoperto un oceano ghiacciato sotto il 'cuore' di Plutone

Modella il pianeta nano e lo orienta

C'è un oceano ghiacciato sotto la superficie di Plutone e gli indizi si trovano nella Sputnik Planitia, l'enorme bacino vasto mille chilometri situato nella vasta spianata a forma di cuore osservata sulla superficie del pianeta. Lo indicano gli articoli pubblicati sulla rivista Nature dalle Università dell'Arizona, a Tucson, e dall'Università della California a Santa Cruz, entrambi basati sulle immagini del pianeta nano catturate dalla sonda New Horizons della Nasa.

L'oceano sarebbe responsabile di un riorientamento del pianeta nano
Sotto tutta la sua superficie, quindi, Plutone nasconderebbe un enorme oceano fatti di ghiaccio d'acqua e dalla consistenza viscosa. Entrambe le ricerche suggeriscono che la presenza dell'oceano abbia modellato la struttura del pianeta nano creando tensioni nella crosta e crepe sulla sua superficie. Non solo, secondo i ricercatori l'enorme massa di acqua ghiacciata è stata responsabile del riorientamento del pianeta e potrà esserlo di nuovo anche in futuro. 

Continua qui (ansa)

lunedì 7 novembre 2016

Canyon di fuoco sul Sole, sciame di particelle verso la Terra

Attesa tempesta magnetica modesta con bellissime aurore

 

Il Sole è ancora vivace: un'eruzione simile a un canyon di fuoco ha scagliato verso la Terra uno sciame di particelle che dovrebbe arrivare l'8 novembre. L'impatto potrebbe innescare una tempesta magnetica di intensità modesta, che non è una minaccia per satelliti e comunicazioni radio, ma potrebbe accendere spettacolari aurore nei cieli polari. L'eruzione è stata osservata dal telescopio solare della Nasa Sdo (Solar Dynamics Observatory).

L'eruzione è stata catturata dal telescopio Nasa
Nelle immagini e nel video si vede chiaramente un filamento di plasma diventare instabile, sollevarsi attraverso la parte più esterna dell'atmosfera del Sole, cioè la corona, e generare una esplosione che ha aperto uno squarcio incandescente esteso per oltre 200.000 chilometri. Il telescopio ha catturato anche gli attimi in cui i frammenti dell'esplosione si sono allontanati dal Sole e hanno generato una nube di particelle diretta verso la Terra.


Continua qui

sabato 5 novembre 2016

La più grande e luminosa dal 1948, arriva a novembre la Superluna


La Superluna più grande e luminosa degli ultimi 68 anni sarà la grande protagonista del cielo di novembre, insieme ad uno sfavillante pianeta Venere: i due `mattatori´ conquisteranno il palcoscenico celeste appena `bagnato´ da una pioggerellina di stelle cadenti tra le incursioni di cometine e asteroidi, che vestiranno i panni di semplici comparse. A `spoilerare´ lo spettacolo che ci attende questo mese sono ancora una volta gli esperti dell’Unione astrofili italiani (Uai).

La grande `diva´ sarà ovviamente la luna, che il 14 novembre sarà una `Superluna´ da record: oltre ad essere piena e alla minima distanza dalla Terra, apparirà grande e luminosa come non la si vedeva dal 1948. Lo show sarà arricchito dalla congiunzione con le Pleiadi, uno dei cinque `incontri celesti´ che terranno impegnato il nostro satellite nel corso del mese. A tenere la scena nel frattempo ci sarà Venere: «il pianeta più luminoso - ricorda la Uai - domina con il suo fulgore il cielo occidentale nelle prime ore della sera. A inizio mese tramonta circa due ore dopo il Sole, un intervallo di tempo che sale a tre ore alla fine di novembre». A dare la buonasera ci saranno anche Mercurio, Marte e Nettuno, mentre sarà Giove a dare il buongiorno alla fine dello spettacolo, ben visibile a sud-est nelle ore che precedono l’alba.

Continua qui

martedì 25 ottobre 2016

Il Sole comincia a 'sbuffare', la Terra nel mirino per 3 giorni

Attese aurore al Polo Nord, visibili anche a latitudini più basse

Il Sole sta cominciando a 'sbadigliare': impigrito e annoiato per la sua attività ai minimi negli ultimi giorni, si sta preparando a 'sbuffare' un forte getto di vento solare da un'enorme 'bocca', un buco della corona solare più esteso della norma. Lo sciame di particelle cariche potrà colpire la Terra per almeno tre giorni, generando luminose aurore al Polo Nord visibili anche a latitudini più basse.

Tempeste geomagnetiche probabili al 35%
Secondo le previsioni del Noaa, l'Agenzia statunitense per l'atmosfera e gli oceani, i fenomeni più intensi si avranno tra il 25 e il 26 ottobre, quando ci sarà il 35% di probabilità di avere tempeste geomagnetiche in corrispondenza dei poli terrestri: il vento solare potrà al massimo generare eventi di categoria G2, ovvero luminose aurore sul circolo polare artico. Il bagliore potrà essere visibile anche dagli stati più a nord degli Usa, come il Minnesota e il Michigan.

Continua qui

giovedì 20 ottobre 2016

ExoMars, Schiaparelli è caduto, retrorazzi attivi per 3 secondi

Il computer di bordo ha deciso di spegnerli

Successo parziale della missione ExoMars. La buona notizia è che l'Europa ha un'altra sonda nell'orbita di Marte, il Tgo (Trace Gas Orbiter), che sta funzionando perfettamente; la notizia meno buona è che il lander Schiaparelli è rimasto in silenzio

Continua qui

mercoledì 19 ottobre 2016

ExoMars, il lander Schiapparelli su Marte: attesa per il segnale di conferma

Alle 16.42 il lander Schiaparelli ha affrontato una discesa mozzafiato di sei minuti poi toccare il suolo

Antonio Lo Campo

Il lander Schiaparelli dovrebbe avere toccato il suolo di Marte, ma non è stato ancora ricevuto a Terra nessun segnale che possa testimoniarlo. Nessuna notizia dal radiotelescopio Gmrt (Giant Metrewave Radio Telescope) che si trova in India, a Pune, e che aveva intercettato il “risveglio” dall’ibernazione del lander protagonista della missione ExoMars, organizzata dalle agenzie spaziali di Europa (Esa) e Russia (Roscosmos). Nel frattempo anche l’orbiter della missione ExoMars, il Tgo (Trace Gas Orbiter) è “nascosto” da Marte e non è in grado di inviare i segnali che ha registrato durante la discesa. Entra quindi in gioco la sonda dell’Esa Mars Express, che dall’orbita marziana ha seguito tutte le fasi della discesa di Schiaparelli, fin dall’ingresso nell’orbita di Marte. La posizione della sonda relativamente alla Terra consentirà però di ricevere il segnale nell’arco di un’ora e mezza.

Dopo il suo viaggio di sette mesi dalla Terra a Marte, la sonda dovrebbe avere affrontato un’accelerazione mozzafiato durante la quale i suoi sensori sono entrati in azione per catturare dati, e dovrebbe avere toccato il suolo del pianeta rosso alle 16:48 italiane.

Continua qui

ExoMars, perso segnale Schiaparelli, ma ancora speranze SEGUI LA DIRETTA

 

 

venerdì 14 ottobre 2016

ExoMars: l’Italia alla volta di Marte

Missione ExoMars: atteso per domenica il lancio del lander Schiaparelli che avrà il coraggioso compito di sbarcare su Marte


“Come un bambino curioso la scienza va avanti, scopre cose che non sapevamo, provoca cose che non immaginavamo.” Ieri era la Luna, oggi è Marte. Ed oggi questo bambino ha le sembianze di un robot, ma gli stessi occhi curiosi. Si chiama Lander Schiaparelli e sarà il  cuore della missione europea ExoMars che partirà alla volta del Pianeta Rosso per scoprirne segreti e peculiarità. Decollerà domenica 16 ottobre da Meridiani Planum, vicino all’equatore, a 55 milioni di chilometri dalla Terra, separandosi dalla sonda orbitante Trace Gas Orbiter (TGO) (partita a sua volta a marzo dal cosmodromo di Bajkonur). Una volta raggiunto lo spazio, il lander precipiterà nell’atmosfera marziana, diventando una palla incandescente: sarà il momento più delicato della missione, l’attimo in cui se ne decideranno le sorti. Un attimo lungo sei minuti. Sei minuti nei quali, in supporto di Schiaparelli, entreranno in azione un paracadute, realizzato ad Aprilia, e dei retrorazzi. Tre giorni dopo si giungerà allo storico atterraggio del primo oggetto italiano su Marte.

Continua qui

lunedì 3 ottobre 2016

Tritone e i suoi misteri!

Tritone è il principale satellite naturale di Nettuno, ed uno dei più massicci dell’intero sistema solare, precisamente il settimo, dopo Titano, la Luna e i quattro satelliti medicei di Giove. Si pensa che Tritone non si sia formato nei pressi di Nettuno a causa della sua orbita retrograda e per come è composto (molto simile a quella di Plutone). Gli scienziati ritengono che sia un oggetto proveniente dalla Fascia di Kuiper. La sua superficie è composta in gran parte da azoto ghiacciato, la crosta e il mantello da acqua congelata e il nucleo da rocce e metalli. Considerando le attuali teorie circa la formazione del sistema solare, i satelliti con moto retrogrado non possono essersi formarti nella regione della nebulosa solare dove si formano i pianeti principali, quindi Tritone proviene da un’altra regione del sistema solare. Dunque Tritone è stato catturato da Nettuno e ciò spiegherebbe alcune caratteristiche del sistema nettuniano, come la forte eccentricità orbitale di Nereide, la terza luna per dimensioni di Nettuno, e addirittura anche il basso numero di satelliti naturali del gigante blu rispetto agli altri giganti gassosi. Tritone possiede una debole atmosfera molto ricca di azoto, in cui sono presenti anche quantità minime di monossido di carbonio e metano;come l’atmosfera di Plutone, si pensa che l’atmosfera di Tritone sia il risultato dell’evaporazione dell’azoto della superficie. La temperatura superficiale raggiunge punte di -237,6 °C , più freddo comunque rispetto alla temperatura media di Plutone, che è di -229 °C. Ma quale sarà il futuro di questa luna? Le forze di marea stanno facendo lentamente decadere l’orbita di Tritone, già assai vicino a Nettuno, e si prevede che entro i prossimi 3,6 miliardi di anni entrerà nel limite di Roche del pianeta, quindi Tritone colliderà con l’atmosfera di Nettuno o andrà a formare un nuovo anello planetario attorno al pianeta. 

Continua qui

Tritone: la luna di Nettuno potrebbe ospitare un oceano sotterraneo

 

lunedì 26 settembre 2016

L'ultimo saluto di una stella

Il Sole farà la stessa fine, ma tra 5 miliardi di anni

La nebulosa planetaria NGC 2440, al centro la nana bianca più calda finora nota (fonte: NASA, ESA, and K. Noll (STScI), Acknowledgment: The Hubble Heritage Team,STScI/AURA)

Fotografato dal telescopio spaziale Hubble l'ultimo saluto di una stella simile al Sole. La nostra stella farà la stessa fine di quella immortalata dal telescopio gestito da Nasa e Agenzia Spaziale Europea (Esa), ma tra 5 miliardi di anni.

Ultimi istanti di vita
La stella che sta vivendo gli ultimi momenti della sua vita si chiama NGC 2440 e si trova a circa 4.000 anni luce dalla Terra, in direzione della costellazione della Poppa.Sta scagliando nello spazio i suoi strati esterni di gas e le immagini riprese da Hubble mostrano sia il nucleo della stella, una nana bianca, sia gli strati del materiale espulso, che sono illuminati dalla luce ultravioletta emanata dalla stella morente.

Resti stellari
La nostra galassia, la Via Lattea è ricca di questi resti stellari che sono chiamati nebulose planetarie. Non hanno nulla a che fare con i pianeti ma queste strutture sono state chiamate così perché tra il '700 e l'800, ai primi astronomi che le hanno osservate con piccoli telescopi sono sembrate simili ai dischi dei lontani pianeti Urano e Nettuno. 

Continua qui

martedì 20 settembre 2016

Risolto il 'mistero' delle nebulose planetarie

Le loro forme e colori insoliti 'plasmati' da coppie di stelle 

 

Scoperto il segreto delle forme insolite e dei colori delle nebulose planetarie: il loro 'scultore' è in moltissimi casi una coppia di stelle, che ruotano così velocemente l'una intorno all'altra da avere la stessa atmosfera. Il risultato, che conferma un'ipotesi fatta 40 anni fa, è frutto del lavoro dei ricercatori coordinati da Todd Hillwig, della Valparaiso University nell'Indiana, e in via di pubblicazione sulla rivista Astrophysical Journal.

Le nebulose planetarie sono una sorta di 'cadavere stellare', perchè sono formate dal gas e dagli strati più esterni espulsi da una stella morente, quando si riduce e compatta per trasformarsi in una nana bianca. Ci sono più di un migliaio di nebulose planetarie, ma poche hanno la forma sferica e semplice che ci si aspetterebbe dai rantoli di una stella solitaria. Più spesso somigliano a delle clessidre o delle farfalle.

Continua qui