domenica 29 marzo 2009

Torna a casa, Shuttle. La Nasa dà l'ok al rientro del Discovery

La Nasa ha dato oggi via libera al Discovery per il rientro sabato pomeriggio sulla Terra, dopo una missione di due settimane nello spazio: un'ispezione degli strumenti e della protezione esterna dello shuttle non ha evidenziato problemi.

Gli astronauti del Discovery hanno portato alla Stazione spaziale internazionale la componente finale di un pannello solare destinato ad aumentare la quantita' di energia disponibile al laboratorio orbitante.

Inoltre la Discovery riportera' sulla Terra l'astronauta americana Sandra Magnus, da quattro mesi nello spazio. Lo shuttle ha consegnato alla Stazione spaziale anche un dispositivo per riciclare l'urina trasformandola in acqua potabile. Il rientro a Cape Canaveral e' previsto per domani pomeriggio. Le condizioni del tempo appaiono buone.


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martedì 24 marzo 2009

Finalmente l’acqua!

23 Marzo 2009 »

Il Mars Phoenix Lander sembra che ce l’abbia fatta! Sulle sue “gambe” sono state fotografate gocce variabili di liquido che sembrano molto probabilmente formate di acqua salata. L’alta salinità permetterebbe di resistere in tali condizioni anche sul pianeta rosso. Per la prima volta si è vista l’acqua su un altro luogo che non sia la Terra.


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sabato 21 marzo 2009

Anche le galassie si proteggono
























Una nuova conferma dell’esistenza della materia oscura viene dallo Space Telescope che ha localizzato parecchie galassie che si mantengono “intatte” malgrado siano immerse in una zona estremamente popolata che dovrebbe distruggerle o quanto meno deformarle come capita a quelle a spirale.
Nel cuore dell’ammasso galattico del Perseo la vita è molto tormentata e caotica. L’attrazione gravitazionale e le forze di marea reciproche causano stiramenti, strappi, deformazioni e distruzioni di moltissime galassie, soprattutto quelle a spirale. In mezzo a quel caos c’è però chi sembra vivere tranquillo, mantenendo integra la propria struttura. Mi riferisco ad un gran numero di piccole galassie (dwarf galaxies) dalla forma tondeggiante, che rimangono perfettamente simmetriche e sembrano immuni alle forze spaventose che violentano le galassie più grandi che si affollano attorno a loro. Oltretutto queste strutture stanno sicuramente nell’ammasso da moltissimo tempo e quindi dovrebbero mostrare chiari segni degli effetti di disturbo dei più potenti vicini. Il tutto sembrerebbe un mistero, se non si ipotizzasse l’esistenza di un involucro protettivo attorno alle piccole galassie. Esse sarebbero circondate da una massa enorme di materia oscura che subirebbe violenti “strattoni”, ma che lascerebbe intatta la parte interna visibile. Una specie di giubbotto antiproiettile. O se volete un “air bag” cosmico. Nella figura si riportano alcuni esempi di queste “fortunate” o “previdenti” galassie.

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lunedì 16 marzo 2009

SPAZIO: DECOLLO PERFETTO, SHUTTLE DISCOVERY VERSO STAZIONE ORBITANTE

(ASCA-AFP) - Cape Canaveral, 16 mar - Dopo un decollo perfetto, lo shuttle spaziale Discovery sta raggiungendo la Stazione Spaziale Internazionale: la missione e' quella di portare l'ultimo pezzo dei pannelli solari, che forniranno energia sufficiente alla stazione orbitante in vista dell'aumento del numero di astronauti.

Il velivolo, lanciato dal Centro Spaziale Kennedy, in Florida, e' entrato in orbita 8 minuti dopo. Il decollo del Discovery, che era stato rinviato due volte per problemi tecnici, e' stato spettacolare, ha detto il direttore della missione Mike Leinbach.

''Ho assistito a diversi lanci, ma questo e' stato veramente bellissimo'', ha spiegato ai giornalisti. ''E' stato spettacolare. Quando i motori hanno rischiarato la notte...e' stato magnifico'', ha aggiunto.

La missione, una delle piu' complesse, ha dovuto subire diversi rinvii: l'ultimo proprio qualche giorno fa a causa di una perdita di carburante. Per ora sono tre gli astronauti che vivono in orbita nella stazione internazionale, quasi conclusa, ma anche grazie a Discovery il numero di abitanti potra' aumentare a partire da maggio.

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giovedì 12 marzo 2009

SPAZIO: ISS EVACUATA, RIENTRA ALLARME


La Nasa ha comunicato che e' cessato l'allarme che ha costretto per alcuni minuti gli astronauti della Stazione spaziale internazionale a rifugiarsi, per misura di precauzione, nel veicolo d'emergenza Soyouz predisposto per le evacuazioni. Un piccolo detrito spaziale che minacciava la base orbitante e' passato vicino alla Iss, senza provocare danni.

I due astronauti a bordo, un americano e un russo, si erano trasferiti nel veicolo di soccorso Soyouz, nell'attesa del passaggio di frammenti spaziali del motore di un vecchio satellite,che potrebbero creare danni alla base orbitante. La procedura era stata definita subito dalla Nasa una misura precauzionale destinata a durare solo il tempo del passaggio dei detriti.
PROCEDURA PRECAUZIONALE E BEN NOTA A EQUIPAGGIO
Chiudere tutte le paratie che isolano i moduli della Stazione Spaziale Internazionale (Iss) e mettersi al riparo all'interno della navetta d'emergenza Souyz, ancorata alla ''pancia'' della stazione orbitale non e' una novita' per I tre membri dell'equipaggio. Oggi, pero', non e' stata un'esercitazione, anche se tutto 'finito bene. Oggi il comandante della Iss, l'americano Mike Fincke, l'ingegnere di volo russo Yury Lonchkov e l'astronauta americana Sandra Magnus hanno ricevuto l'ordine di entrare nella Souyz a causa del possibile impatto con un oggetto indicato come un detrito orbitale metallico, o Mmod (Micrometeoroid Orbital Debris).

''Ci si e' accorti - hanno detto all'Ansa fonti vicine alla Nasa che l'oggetto aveva leggermente modificato la sua orbita e, dai nuovi calcoli fatti immediatamente, e' risultata una piccola probabilita' di impatto''. La procedura che e' stata adottata rientra nelle esercitazioni che l'equipaggio della Souyz deve ripetere periodicamente per motivi di sicurezza. Oltre che in caso di impatto, l'evacuazione della stazione orbitale puo' essere necessaria in caso di incendio, di depressurizzazione, perdite di sostanze tossiche. |'La procedura di per se' e' normalissima - spiegano gli esperti - e gli equipaggi la conoscono molto bene''. Nella situazione che si e' venuta a creare oggi si temeva, oltre a un eventuale impatto, una possibile conseguente depressurizzazione.

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martedì 10 marzo 2009

Stella di Barnard











La Stella di Barnard è una stella nella costellazione dell'Ofiuco. Mostra il più grande moto proprio di ogni altra stella conosciuta (a parte il Sole), pari a 10,3 secondi d'arco all'anno. Questo grande moto proprio fu scoperto dall'astronomo Edward Emerson Barnard nel 1916.

Trovandosi ad una distanza inferiore ai 6 anni luce, la Stella di Barnard è anche una delle stelle più vicine alla Terra: solo le tre componenti del sistema di Alpha Centauri sono più vicine (non contando il Sole). Essendo però una nana rossa (tipo spettrale M4), è una stella debolissima ed è invisibile senza un telescopio. La sua magnitudine apparente è solo di 9,54.

Per molti anni a partire dal 1963, Peter van de Kamp sostenne di aver rilevato una perturbazione nel moto della stella di Barnard consistente con la presenza di uno o più pianeti di massa simile a quella di Giove, e molti astronomi lo accettarono come fatto. Ma quando negli anni '80 vennero eseguite delle misure indipendenti, questa conclusione venne messa in discussione, e si pensa oggi che van de Kamp fosse in errore. Durante il periodo in cui l'interpretazione erronea resse, la stella divenne famosa nella comunità della fantascienza, e la stella venne scelta come obbiettivo per il Progetto Dedalus (un piano per un prototipo di astronave interstellare).

Per avere acqua allo stato liquido in superficie, un pianeta di tipo terrestre dovrebbe trovarsi ad una distanza compresa tra 6 e 12 milioni di chilometri. Ad una distanza così ridotta avrebbe un periodo orbitale tra i 5 e i 20 giorni e volgerebbe alla stella sempre lo stesso emisfero a causa delle intense forze di marea. Tuttavia difficilmente si potrebbero sviluppare forme di vita perché la stella di Barnard è, come molte nane rosse, una stella variabile.

La stella di Barnard è anche conosciuta col numero di catalogo HIP 87937, e vari altri nomi di natura tecnica.

Intorno all'anno 11.700 la Stella di Barnard raggiungerà la minima distanza dal sole (3,8 anni luce), ma risulterà comunque non visibile poiché la sua magnitudine apparente sarà di 8,5.

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sabato 7 marzo 2009

Parte Keplero, il primo cacciatore spaziale di pianeti extrasolari

Il nuovo satellite della Nasa è dotato di un telescopio di 1,7 metri di diametro

Venerdì decollerà da Cape Canaveral e volerà su un’orbita intorno al Sole


MILANO - Keplero è pronto per la sua missione. Venerdì decollerà da Cape Canaveral e volerà su un’orbita intorno al Sole dalla quale svolgerà il suo ruolo di primo cacciatore spaziale di pianeti extrasolari. Questo satellite alto quasi cinque metri era atteso, possiamo dire, dal 1995 quando si scopriva il primo pianeta attorno ad un’altra stella. Da allora la corsa a coglierne di nuovi compiuta con osservatori terrestri ha portato alla costruzione di un catalogo di circa 340 oggetti di varia natura ma perlopiù di grossa taglia analoga al nostro Giove e per questo definiti gioviani. Qualcuno più piccolo, forse anche roccioso, sembra sia stato individuato ma si tratta sempre di ambienti più o meno infernali dove è impossibile immaginare qualche forma di vita.

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venerdì 6 marzo 2009

Perchè gli alieni non ci vengono a trovare? - parte 1

Parliamo della presenza o meno di omini multicolorati discesi da improbabili astronavi e provenienti dalle più remote plaghe dell’Universo. No, tranquilli! Neanche io mi sono convertito agli UFO e agli esseri alieni. Tuttaltro…

Siamo consapevoli delle distanze astronomiche?

Con questo articolo desidero esprimere la mia su una questione che mi ha sempre visto schierato dalla parte degli scettici più assoluti, non per partito preso, ma semplicemente per frutto di ragionamenti maturati in anni di studi di Astronomia, Fisica ed astrofisica e di ascolto di Trasmissioni Scientifiche serie e non condotte da personaggi vacui e sensazionalistici.

Tante volte davanti ad un (presunto) mistero, un fatto inspiegabile che sia, ho manifestato il mio scetticismo, venendo sempre e comunque bollato come “troppo Ingegnere” o “materialista”, quando è in realtà molto più probabile che proprio gli altri siano troppo suggestionabili, visionari, esoterici, davanti ad argomenti che invece farebbero sorridere chiunque si prenderebbe la briga di analizzare un po’ più a fondo queste situazioni.

Il mio argomento preferito per essere smontato è quello del presunto avvistamento di astronavi aliene e del successivo sbarco di esseri quasi sempre umanoidi, dai grandi occhi, glabri come bimbi e dai poteri soprannaturali. Abbiamo visto montagne di film di fantascienza dove la modalità di viaggio preferita è data dal “teletrasporto” a velocità superluminali, seguita a ruota da improbabili passaggi attraverso buchi neri oppure ancora con l’utilizzazione di astronavi enormi che raggiungono destinazioni a distanza astronomica in un batter d’occhio. La realtà invece è ben diversa.

L’errore che molte persone compiono è quello di confondere le distanze “umane” a cui siamo abituati tutti i giorni, con quelle decisamente differenti e che coinvolgono oggetti al di fuori del nostro Pianeta Terra. Quando facciamo la nostra gita domenicale, oppure quando affrontiamo un viaggio da un capo all’altro dell’Italia, oppure ancora quando andiamo in vacanza agli antipodi, nel continente Australiano, effettuiamo un viaggio, o con la nostra autovettura, o un treno oppure un aereo, in tempi e modalità decisamente alla nostra portata e paragonabili grazie alla nostra esperienza quotidiana. Ma cosa accade se parliamo di viaggi nello spazio?

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